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Neurofeedback e disturbi del sonno  – Dott.ssa De Angelis

21 December 2020 by neuroCare Group
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L’Insonnia è il disturbo del sonno più frequentemente riportato nella pratica clinica ed è uno dei disturbi mentali più diffusi, con una prevalenza che va dal 6% al 10% nella popolazione generale (APA, 2014).  L’insonnia influisce sul benessere soggettivo della persona determinando compromissioni e alterazioni di tipo psichico, cognitivo e somatico.  Vè dunque una relazione importante tra disturbi del sonno e salute mentale: quando la qualità del sonno peggiora, anche svariati aspetti della salute mentale peggioranoTali aspetti possono essere l’umore, l’energia, la concentrazione, la memoria e l’apprendimento. 

Curare i disturbi del sonno significa agire sotto vari aspetti terapeutici.  Si può intervenire tramite la somministrazione di farmacitramite interventi psicoeducativi orientati alla conoscenza delle “Regole di Igiene del Sonno e tramite la terapia cognitivocomportamentale per l’insonniaSpesso tali interventi vengono attuati singolarmente. La letteratura scientifica invece, mette in evidenza come interventi multidisciplinari possano dare maggior beneficio, permettendo di lavorare sia dal punto di vista farmacologico che dal punto di vista psicologico. Vi è unulteriore terapia d’avanguardia diffusa neglStati Uniti, ma che si sta diffondendo anche in Italia, che può essere integrata e può portare benefici: il neurofeedback.

Cos’è il neurofeedback e come può aiutare? 
Il neurofeedback è una terapia di neuromodulazione rivolta a bambini e adulti, in genere dai sei anni in su.  Ha lo scopo di allenare la persona ad attivare e rafforzare specifici network del cervello attraverso la modulazione e la modificazione di specifiche frequenze e ampiezze d’onda. È un apprendimento implicito che avviene grazie ad un dispositivo che in tempo reale riporta al paziente la sua attività elettroencefalografica.
I disturbi che più beneficiano di questa terapia sono l’ADHD, i disturbi del sonno e disturbi d’ansia. 
Non presenta effetti collaterali poichè non sono somministrati farmaciné vengono indotte correnti elettriche. Tuttavia i pazienti a volte riportano stanchezza dovuta al training, che essendo un processo di apprendimento implicito, richiede molta motivazione nel paziente.

Come può aiutare le persone che soffrono di disturbi del sonno?
Il neurofeedback permette di aumentare la frequenza e l’ampiezza del ritmo senso motorio (SMR), un’onda cerebrale che aiuta l’addormentamento e il mantenimento del sonno. Numerosi studi hanno mostrato come il neurofeedback specifico per l’onda SMR diminuisca i tempi di addormentamento e aumenti la durata totale del sonno (Sterman et al., 1970; Hoedlmoser et al., 2008; Cortoos et al., 2010)

In cosa consiste una sessione di neurofeedback? 
Durante il neurofeedback il paziente siede su una poltrona di fronte ad un monitor e lo psicologo qualificato fissa gli elettrodi sulla testa del paziente. Questi elettrodi registrano l’attività cerebralche verrà elaborata dal computer e restituita al paziente in tempo reale attraverso feedback visivi e sonori. Ad esempio, potrà udire dei toni o vedere un puzzle che man mano prenderà forma se il cervello sta lavorando nella direzione giusta.  Tali feedback vengono inviati quando il cervello è attivato e sta raggiungendo l’obiettivo del training. In questo modo il cervello apprende implicitamente e autonomamente come rafforzare determinare frequenze cerebrali. In questo caso il risultato sarà un miglioramento della qualità del sonno, che a sua volta migliorerà l’attenzione, la concentrazione e la vigilanza durante il giorno.

Molti pazienti durante le sedute si chiedono spesso come controllare l’attività del proprio cervello affinchè  possano udire dei toni o vedere il puzzle completo (segnali che il cervello sta lavorando bene). La risposta è molto semplice: l’unica cosa da fare è essere rilassati e non cercare di controllare i propri pensieri. Il training del neurofeedback è un apprendimento implicito del cervello che richiede del tempo, le uniche indicazioni da seguire sono il rimanere rilassati e lasciare che il cervello lavori autonomamente. Le ricerche mostrano che si può apprendere attraverso dei feedback positivi o negativi
Questa terapia integrata ai trattamenti di prima linea per i disturbi del sonno, può aiutare a migliorare la qualità del sonno e portare benefici a livello cognitivo ed emotivo.

Bibliografia 

American Psychiatric Association (2014). DSM-5 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali Quinta edizione. Raffaello Cortina Editore, Milano. 

Sterman, M. B., Howe, R. C., and Macdonald, L. R. (1970). Facilitation of spindleburst sleep by conditioning of electroencephalographic activity while awake. Science 167, 1146–1148. doi: 10.1126/science.167.3921.1146 

Hoedlmoser, K., Pecherstorfer, T., Gruber, G., Anderer, P., Doppelmayr, M., Klimesch, W., et al. (2008). Instrumental conditioning of human sensorimotor rhythm (12–15 hz) and its impact on sleep as well as declarative learning. Sleep 31, 1401–1408 

Cortoos, A., De Valck, E., Arns, M., Breteler, M. H. M., and Cluydts, R. (2010). An exploratory study on the effects of tele-neurofeedback and tele-biofeedback on objective and subjective sleep in patients with primary insomniaApplPsychophysiol. Biofeedback 35, 125–134. doi: 10.1007/s10484-009-9116-z 

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