Chief Covid Officer: come gestire il rischio di burn out dei manager

7 April 2021 by neuroCare Group
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Molti interventi di temporary management sono oggi legati alla gestione di situazioni più o meno complesse legate alla crisi pandemica. All’estero (USA, Francia, Danimarca, UK) è già emersa in questi ultimi mesi la figura del CCO – Chief Covid Officer, un temporary specificatamente dedicato al post COVID e al new normal. Il CCO entra in ambienti già fortemente sotto stress in cui possono essere utili strumenti e metodologie per identificare per tempo e gestire al meglio il rischio di burn out dei manager e non solo, presenti in azienda. Questo contributo viene pubblicato in occasione dello Stress Awareness Month che , dal 1992, cade nel mese di Aprile su HR on Line – Il primo periodico di Risorse Umane on line, numero 7/2021*

Un Manager rappresenta un investimento a lungo termine importante e, in certe fasi aziendali, decisivo. Si tratta quindi di un capitale che deve essere protetto, sostenuto e aiutato nel suo percorso di crescita.
Per esplicitare al meglio il suo ruolo il Manager deve avere self-confidence, self-control, self-management: caratteristiche che vanno sviluppate, allenate e mantenute durante i periodi di crisi e di stress interno ed esterno.

La resilienza è uno dei fattori di successo più rilevante per un Manager non solo per quanto riguarda la propria affermazione in campo lavorativo ma anche per garantire un proprio equilibrio che coinvolga la sfera personale, famigliare e aziendale.
Ricordiamoci però che non si può spingere al limite la resilienza di una persona: l’equilibrio è fondamentale e non va compromesso se non vogliamo causare danni all’azienda stessa, alla persona e alla famiglia a cui la persona appartiene.

Diversi fattori e spinte emotive inducono stress ed ansia: tensioni legate alla gestione dei dipendenti, dei “superiori “(CEO, Board, Shareholders, il proprio Manager), dei clienti, delle relazioni famigliari: a tutto ciò deve far fronte un Manager.
Il mio primo Mentore e Direttore Commerciale non amava molto vedere persone che lavoravano oltre l’orario di lavoro, se non per situazioni eccezionali. Se diventava una abitudine non la tollerava e spesso mi ripeteva che potevano esistere solo tre motivazioni a cui si doveva però porre rimedio:

  • scarsa organizzazione del lavoro e quindi, come Manager, mio compito sarebbe stato insegnare alla persona un diverso metodo
  • sovraccarico di lavoro (perché bravo?) e quindi avrei dovuto organizzare al meglio il mio stesso lavoro e far crescere gli altri componenti del team
  • presenza di problemi nell’ambito della sfera personale/famigliare (non voleva tornare a casa?) e quindi dovevo concentrarmi su come far capire quanto fosse importante un aiuto esterno (non il mio)

È una lezione che ho sempre cercato di portare con me.

Le situazioni di ansia sono diverse, a volte recondite e con ripercussioni molto soggettive. Sul lavoro spesso fare la cosa che si deve fare pur non volendola fare per di più mantenendo self-control, self-management (e quindi interiorizzando) è la maggior fonte di stress.

Non sempre è facile per un Manager ammettere di essere in una situazione di burn-out. Le paure maggiori sono: come reagirà la Direzione? comprometterò la mia carriera e la mia immagine non solo verso l’alto ma anche verso i miei collaboratori? Il ritardo nel prendere coscienza della situazione comporta il protrarsi dello stato d` ansia, il peggioramento delle performances lavorative, il prolungamento dei tempi di recupero, ossia si finisce col creare un impatto ancora più severo sull’azienda, su sé stessi, sul proprio ambiente famigliare.

Ansia e stress possono aggravarsi a causa di situazioni accidentali ed imprevedibili che condizionano il mercato, al di fuori del controllo del Manager (il cosiddetto “Cigno Nero”) ma che rischiano di amplificare un potenziale burn-out in corso o scatenarlo.
La pandemia da Covid-19 è un esempio più che tangibile:


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È importante una valutazione precoce dello stato di ansia e di potenziale depressione individuando dei segnali primari che possano dare degli allarmi.
La qualità del sonno rappresenta uno di questi segnali primari:


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Una scarsa qualità del sonno induce diversi effetti collaterali sia a livello fisico (minore efficienza dei processi di recupero della nostra mente, indebolimento del sistema immunitario, aumentato rischio per obesità, ipertensione, …) sia a livello mentale (ridotto controllo delle emozioni, percezione di sentirsi giù di tono, riduzione delle capacità cognitive).

La possibilità di controllare la qualità del sonno con un actigrafo (uno strumento simile ad un orologio) e la successiva interpretazione dei dati raccolti da parte di uno specialista permettono una preliminare valutazione dello stato di stress a cui far seguire analisi più specifiche per definire un trattamento terapeutico personalizzato e spesso privo di farmaci.

Lo stress è una reazione fisiologica, psicologica, sociale in risposta ad una o più minacce legata alla personale percezione della realtà: la stessa situazione analizzata in uno stato di rilassamento o in una fase di tensione acuta assume connotazioni differenti. È uno strumento di sopravvivenza che, se si trasforma in uno stato cronico, diventa pericoloso per il benessere mentale, fisico, cognitivo arrivando ad influenzare le relazioni sociali e le performance lavorative.

La perdita del controllo e la percezione di essere minacciati sono stati d’animo che si possono così manifestare:

  • sensazione di uno stato di tensione, aumento della frequenza cardiaca, palpitazioni, astenia
  • secchezza delle fauci, dispnea, dolore allo stomaco, inappetenza seguita da incremento dell` appetito causato da un aumentato rilascio di cortisolo, sudorazione eccessiva, vasocostrizione (mani fredde) …
  • agitazione, senso di sopraffazione, perdita del controllo, desiderio di fuggire, impazienza e irritabilità, perdita dell’empatia, continuo stato di allerta e senso di minaccia diffusa, amplificazione di pregiudizi negativi…
  • tra i marcatori biologici: aumento dei livelli di adrenalina e cortisolo, tensione muscolare e posturale
  • disturbi cognitivi (tra cui scarsa memoria e capacità di concentrazione), attenzione maniacale rivolta a ciò che più ci ossessiona negativamente senza riuscire a dedicarci ad altre attività (ad es.: seguire morbosamente notiziari e talk show)
  • disturbi del sonno che producono seri danni fisici e mentali. Risolvere questo aspetto è obiettivo primario

Fondamentale per una risorsa decisiva come il Manager diventa, come anticipato, migliorare la propria resilienza nei confronti delle diverse situazioni:


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Sviluppare la propria resilienza è importante per riprendersi da impegnative situazioni di stress e anche per ridurre o prevenire inutili reazioni quali frustrazione, impazienza, ansia, terrore, paura. Più specificatamente:

  • la resilienza è la capacità di prepararsi, riprendersi e adattarsi a situazioni di stress, traumi o sfide
  • in breve è la capacità di regolare le nostre emozioni e i nostri comportamenti nell’ambito dell’area fisica, emotiva, mentale, spirituale.
  • l’igiene del sonno è fondamentale
  • l’affiancamento di un Mentore, di un “business coach” aiuta lo sviluppo delle potenzialità e di una migliore capacità di confronto

L’aiuto sostenibile (ossia durevole, specialistico, esente da effetti collaterali) non è “eliminare” la risposta allo stress ma migliorare l’autoregolazione utilizzando approcci integrati e personalizzati.

I nuovi approcci di gestione dello stress non sono basati su metodiche farmacologiche o psicologiche ma sono caratterizzati da trattamenti integrati e altamente personalizzati che includono:

  • psicoterapia, per la riformulazione di comportamenti, pensieri negativi
  • neuro-stimolazione (stimolazione magnetica o elettrica trans-cranica) non invasiva e personalizzata
  • neurofeedback: protocolli accreditati per il potenziamento cognitivo e delle performance cerebrali.
  • neuro-coaching e mentoring

Questo approccio integrato è preceduto da valutazioni iniziali: test psicometrici, test sulla qualità del sonno, mappa delle attività cerebrali (qEEG) ed è supportato da un business-coach relativamente alla parte business.


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La presenza di un business-coach in affiancamento al neuro-coach è essenziale in quanto permette quel confronto con uno sparring partner competente nelle aree complesse relative a strategie di business, gestione organizzativa, incrocio di management verso il basso e verso l’alto. Questo risultato si raggiunge solo se il business mentor possiede una esperienza operativa pluridecennale, internazionale e diversificata.
L` azione sinergica tra neuro-coaching, business-coaching, tecniche di neuro-modulazione, igiene del sonno permette di affrontare la situazione nella sua complessità focalizzandosi su diversi aspetti e sulla modulazione delle risposte emotive, facendo crescere nel contempo la persona nelle sue competenze.

Il business coaching viene eseguito in modo particolarmente efficace con la collaborazione di un fractional manager che abbia una esperienza effettiva di management e le specifiche competenze (HR, CFO, CEO) nell’area di interesse, offrendo cosi’ un supporto qualificato. Il Fractional manager in tale caso offre una doppia rilevanza: coaching e nello stesso tempo attivita’ effettiva nell’azienda, evitando vuoti organizzativi e nello stesso tempo contribuendo alla crescita della organizzazione mentre contribuisce al pieno recupero del manager in burn-out. La cooperazione tra Fractional manager e Neuro-coaching rappresenta una soluzione innovative di grande efficacia e con tempi di recupero veloci.

Questo metodo multidisciplinare permette di ottenere risultati importanti in tempi brevi se confrontati con la classica psicoterapia e nel contempo evita le innumerevoli problematiche dovute agli effetti collaterali tipici in caso di un esclusivo approccio terapeutico farmacologico. Le esperienze fino ad ora documentate dimostrano:

  • un recupero della persona
  • un recupero delle situazione famigliare
  • un recupero delle performance aziendale
  • un miglioramento del team aziendale
  • un tempo di risposta inferiore a 2 mesi
  • un impatto costi-benefici di grande importanza

La sottovalutazione del problema da parte dell` azienda o addirittura la messa in atto , in certi casi, di azioni sanzionatorie peggiorano e possono far collassare l`intero sistema.

Le aziende evolute che considerano il proprio capitale umano e il proprio capitale manageriale componenti vitali per il proprio successo dovrebbero naturalmente perfezionare i propri programmi “medi-care” inserendo servizi come la valutazione della qualità del sonno e, se necessario, soluzioni integrate di neuro-coaching e di neuro-modulazione,
Le nuove tecnologie, con interventi mirati ed efficaci per migliorare i propri livelli manageriali, offrono possibilità di effettivo aiuto e supporto diventando strumenti importanti per l’HR.

(*) Un ringraziamento particolare a neuroCare group per la grafica esplicativa

Sergio Pissavini – MD NeuroCare Group Italy

https://www.aidp.it/hronline/2021/4/7/chief-covid-officer-come-gestire-il-rischio-di-burn-out-dei-manager.php

 

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