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La dipendenza da cocaina: quando è il cervello biologico che comanda

12 July 2021 by neuroCare Group
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Intervista al Dottor Paolo Baroncini

Psichiatra esperto nel trattamento delle dipendenze patologiche, responsabile dei gruppi terapeutici-motivazionali

– Tra le dipendenze da sostanze d’abuso, qual è la più complessa da trattare?

La mia pluriennale esperienza clinica nell’ambito delle dipendenze patologiche mi ha portato a constatare che fra tutte le dipendenze da sostanze (eroina, cannabinoidi, cocaina, alcool, allucinogeni, benzodiazepine, ecc.), quella da cocaina è senza dubbio la più difficile da curare.

– Per quali ragioni?

L’assunzione di cocaina produce delle alterazioni neurobiologiche a livello celebrale. Tali alterazioni sono responsabili del craving, cioè il desiderio impellente di assumere la sostanza, e persistono per molto tempo, anche dopo aver interrotto la regolare assunzione.

Nel caso della cocaina, le cause biologiche della dipendenza in pochissimo tempo arrivano a prevalere sulle cause psicologiche o psichiatriche che conducono all’abuso di sostanze, facendo di fatto diventare quest’ultime secondarie.

Quindi, se si parla di cocaina, il trattamento psicoterapico pur essendo essenziale può non essere sufficiente alla guarigione del paziente.

– Può farci un esempio?

In un noto esperimento scientifico, un topo da laboratorio, spinto ad assumere cibo o cocaina premendo due differenti leve, dopo aver assunto la sostanza, nel giro di pochissimo tempo arrivava a premere sempre e solo la leva della cocaina, sino a morirne. E certamente il topo da laboratorio non aveva sofferto di problematiche psicologiche, consce o inconsce, né sarebbe mai diventato cocainomane se non fosse stato indotto ad assumere la sostanza.

L’esperimento lascia intuire chiaramente che, nella dipendenza da cocaina, a decidere è il cervello biologico e non solo la mente e la volontà. Ecco perché un approccio esclusivamente psicologico o psicoterapeutico può risultare inefficace.

– I farmaci possono essere d’aiuto?

I farmaci che attualmente sono utilizzati per il trattamento della dipendenza da cocaina non riescono ad agire sul craving, se non molto blandamente, né possono svolgere la funzione di “sostitutivo terapeutico”, come invece avviene con il metadone per l’eroina.

Gli psicofarmaci vengono per lo più utilizzati per ridurre i sintomi psicologici e comportamentali dell’astinenza (ansia, agitazione, insonnia, irritabilità, depressione), oppure per attenuare le crisi psicotiche tipiche dell’intossicazione acuta. Tuttavia, esiste il rischio che gli psicofarmaci, in particolare le benzodiazepine, generino una ulteriore dipendenza nel paziente.

– Esiste una terapia risolutiva? 

Una via d’uscita esiste. Negli ultimi anni si è aperta una nuova prospettiva nella cura della dipendenza patologica da cocaina. Recenti ricerche scientifiche hanno dimostrato che le tecniche di neuromodulazione sono efficaci e benefiche a lungo termine nel trattamento della dipendenza da cocaina.

In particolare, la Stimolazione magnetica transcranica ripetuta (rTMS) agisce direttamente sulle aree cerebrali alterate dalla cocaina. È una terapia sicura, non farmacologica, non invasiva, senza effetti collaterali né alcun rischio di generare ulteriori dipendenze biologiche.

– La psicoterapia e il supporto motivazionale che ruolo hanno?

Le cause psicologiche o psichiatriche che conducono alla dipendenza non devono essere trascurate. Pertanto, il trattamento con la neuromodulazione andrebbe integrato con un percorso psicoterapico e di supporto motivazionale.

Per tale ragione, da anni tengo dei gruppi terapeutici-motivazionali rivolti a persone tossicodipendenti, per dare supporto a chi sta decidendo se intraprendere un percorso terapeutico o già lo sta facendo.

Insieme a neuroCare, ho ideato un gruppo online, per garantire l’anonimato dei partecipanti. L’incontro sulla dipendenza da cocaina si terrà giovedì 15 luglio, dalle 16.30 alle 17.30, sulla piattaforma Zoom.

Ci si può iscrivere compilando il FORM e restare aggiornati seguendo l’EVENTO FACEBOOK.

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neuroCare è un marchio globale nel settore della Neuromodulazione non invasiva. Le società del gruppo operano nella produzione di tecnologie medicali, nella formazione di specialisti, nella ricerca di nuovi protocolli di trattamento e nella gestione di una rete di Centri Clinici in Australia, America ad Europa ed ora anche a Bologna.

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