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Il NeuroCovid può essere definito come l’insieme di manifestazioni associate al Covid-19 che colpiscono il Sistema Nervoso Centrale e Periferico.

Il Covid-19 è un singolo virus a RNS che entra nelle cellule dopo il legame con l’enzima ACE2. I sintomi del Covid-19 sono principalmente quelli presenti  da patologie respiratorie e, con minore frequenza, disturbi gastrointestinali di lieve o grave entità ma la diffusione del virus, non è circoscritta a questi due organi, considerando che l’espressione del recettore ACE2 è rilevata anche in altri tessuti, tra i quali quelli del Sistema Nervoso Centrale (SNC). Il SNC può essere raggiunto attraverso diverse vie.

I virus che si replicano nella cavità nasale, infatti, possono utilizzare il collegamento diretto con il bulbo olfattivo per colonizzare il sistema nervoso centrale oppure il virus può accedere anche attraverso le cellule endoteliali, le quali rivestono la vascolarizzazione del cervello, attraverso il sistema linfatico, il nervo trigemino, che proietta terminazioni nocicettive alle cavità nasali e dalle fibre sensoriali del nervo vago, che innervano le vie respiratorie.

L’infezione virale del cervello può avere molteplici conseguenze neurologiche e psichiatriche che possono scaturire sia nella fase acuta della malattia sia nella fase di recupero.

Da un’analisi della letteratura, tra le principali manifestazioni del Neurocovid si rilevano disturbi dovuti a Depressione, Ansia e Disturbi legati al trauma.

I dati in possesso della comunità scientifica sono ancora molto limitati, ma esiste una casistica di sopravvissuti al Covid-19 che sono stati clinicamente diagnosticati con PTSD (Disturbo Post Traumatico da Stress), Depressione, Disturbo del dolore, Disturbo di Panico e Disturbo Ossessivo Compulsivo, da 31 a 50 mesi dopo l’infezione.


In particolare, il disturbo di depressione maggiore è uno dei disturbi più frequenti legati a lesioni infiammatorie al cervello.

Diversi studi hanno evidenziato l’associazione dei sintomi depressivi con l’infiammazione dei tessuti e l’insufficienza neurogliale.

Ciò è maggiormente evidente negli anziani. L’invecchiamento, infatti, influisce sui livelli e sull’attività delle citochine nel sistema nervoso centrale. L’infezione può, di per sé, innescare la depressione maggiore nei pazienti anziani a causa della diminuzione dell’omeostasi immunitaria dipendente dall’età.

Inoltre, dato che la pandemia Covid-19 ha portato a cambiamenti significativi nello stile di vita e nelle relazioni interpersonali portando a condizioni di solitudine prolungata e di stress psicosociale, ciò può influenzare la capacità dei soggetti più fragili di modulare le emozioni. La diminuzione del controllo sull’impulsività e i sentimenti di paura in combinazione con l’infiammazione dei tessuti del cervello potrebbe aumentare il rischio di suicidio.

La valutazione neuropsicologica dei pazienti affetti da Covid-19 fornisce un profilo delle capacità residue, delle difficoltà emergenti e della potenziale tendenza al declino cognitivo.

Essa, quindi, non è solo limitata all’individuazione della funzionalità globale, ma dovrebbe includere anche strumenti che valutino la flessibilità cognitiva, le capacità di problem solving e la memoria di lavoro, nonché le competenze mnesiche, di apprendimento e di attenzione. Infine, è utile anche valutare le capacità residue del paziente e le potenziali alterazioni affettive.



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