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Cosa è una DIPENDENZA?

Per dipendenza si intende un’alterazione del comportamento che da semplice e comune abitudine diventa una ricerca esagerata del piacere attraverso sostanze o comportamenti che sfociano in una condizione patologica al cui sviluppo concorrono fattori genetici, psicosociali ed ambientali.

La persona dipendente perde ogni possibilità di controllo sull’abitudine.

Si è in presenza di una dipendenza patologica quando la persona non riesce a fare a meno di una sostanza o di un comportamento malgrado i danni fisici, psicologici, legali, familiari, che l’uso di queste sostanze o la messa in atto di quel determinato comportamento le procura.

I quadri di vera e propria dipendenza sono condizionati dalla presenza dei fenomeni di tolleranza, astinenza, comportamento compulsivo di assunzione della sostanza di abuso (craving) e comportamento recidivante (ricaduta nell’uso).

Le diverse forme di DIPENDENZA

Sebbene le forme di dipendenza maggiormente studiate in letteratura siano quelle inerenti alle droghe e all’alcol, esistono specifiche condizioni di dipendenza patologica che si manifestano nel comportamento e nella condotta.

Tra queste si possono includere:

  • la dipendenza da gioco d’azzardo
  • le dipendenze tecnologiche (ad es. Internet, videogiochi, etc…)
  • lo shopping compulsivo
  • la dipendenza sessuale
  • le dipendenze connesse ai disturbi del comportamento alimentare
  • la dipendenza dal lavoro
  • la dipendenza da esercizio fisico
  • la dipendenza affettiva/tossicomania oggettuale (la ricerca continuativa e incessante di esperienze sentimentali e di stati di innamoramento)


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I vantaggi di un trattamento rTMS per le persone che soffrono di DIPENDENZE


La Stimolazione Magnetica nella cura delle dipendenze

Le sedute di neurostimolazione hanno come obiettivo la modifica a lungo termine delle funzioni del sito di attivazione primaria, vale a dire della regione del cervello corrispondente all’area dove viene focalizzata la stimolazione. Per effetto delle interconnessioni tra questa regione e quelle sottostanti, la modificazione delle funzioni delle aree corticali stimolate produce una modulazione delle funzioni dei circuiti cerebrali, anche profondi, ad esse collegate, e del rilascio di neurotrasmettitori. Queste modulazioni dovrebbero portare a una modificazione a lungo termine del funzionamento dei centri e delle vie nervose del cervello profondo in cui sono mediati i processi emotivi e motivazionali al centro dei comportamenti di uso compulsivo di una sostanza.

La corteccia dorso laterale prefrontale (DLPFC) sembra essere il sito privilegiato di attivazione primaria nella TMS.

Questa regione della corteccia cerebrale è coinvolta nei processi decisionali e nel controllo cognitivo e volontario delle emozioni e dei comportamenti associati al rischio. Grazie a studi sulle neuroimmagini, è stata rilevata la presenza di alterazioni nelle funzioni della DLPFC nei soggetti con diagnosi di dipendenza.

Il potenziamento dell’attività delle funzioni della corteccia dorso laterale prefrontale a sua volta, per effetto delle proiezioni dei neuroni corticali verso i centri profondi del cervello, dovrebbe riuscire a ristabilire il funzionamento del sistema della ricompensa cerebrale e la neurotrasmissione mediata dalla dopamina, entrambi compromessi dall’uso delle sostanze.


Gli obiettivi terapeutici possibili sono:


il potenziamento dei meccanismi di autocontrollo e inibizione dell’impulsività attraverso la stimolazione delle aree della corteccia prefrontale;


il ripristino dei normali livelli di funzionamento del sistema della ricompensa e della dopamina;


l’inibizione dell’attività dei sistemi cerebrali che mediano il desiderio della sostanza.



Cosa dimostra la ricerca sulla rTMS come trattamento per le DIPENDENZE?



Hamed Ekhtiari et al., 2019: Transcranial electrical and magnetic stimulation (tES and TMS) for addiction medicine: A consensus paper on the present state of the science and the road ahead

Questa meta-analisi peraltro, pur segnalando il trattamento come potenzialmente promettente, evidenzia l’eterogeneità dei protocolli di somministrazione usati nei vari studi clinici esaminati (siti precisi di applicazione, intensità del campo magnetico, durata della sessione, schema del ciclo di cura completo, ecc.), la diversità dei modi di misurare gli effetti sui comportamenti di consumo, quindi la difficoltà a comparare gli studi.


Dipendenze Patologiche

Più informazioni sulla rTMS?


Madeo et al., 2020: Long-Term Outcome of Repetitive Transcranial Magnetic Stimulation in a Large Cohort of Patients With Cocaine-Use Disorder: An Observational Study.

La cocaina è un farmaco psicostimolante utilizzato come “potenziatore di prestazioni” nel corso della storia. L’uso prolungato di cocaina è associato con la dipendenza e con una vasta gamma di deficit cognitivi. Attualmente, non ci sono farmaci di provata efficacia per il disturbo da uso di cocaina (CocUD). Precedenti lavori clinici preliminari suggeriscono qualche beneficio dalla stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) che stimola la corteccia prefrontale (PFC), coinvolta nel controllo cognitivo inibitorio, nel processo decisionale e nell’attenzione. Tutti gli studi pubblicati fino ad oggi sono stati limitati da piccole dimensioni del campione e brevi tempi di follow-up.

Metodi: Questo è uno studio osservazionale retrospettivo di 284 pazienti ambulatoriali (di cui 268 uomini) che soddisfano i criteri DSM-5 per CocUD. All’ingresso del trattamento, la maggior parte faceva uso di cocaina ogni giorno o più volte alla settimana. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a 3 mesi di rTMS e sono stati seguiti fino a 2 anni e 8 mesi dall’inizio della terapia.Per valutare l’uso di droghe sono stati utilizzate auto-dichiarazioni dei partecipanti allo studio, interviste con la famiglia o con le persone indicate come “significative” nella vita dei partecipanti allo studio e screening regolari delle urine.

Risultati: Il tempo mediano trascorso dall’inizio del trattamento al primo lapse (ripresa dell’uso di cocaina) è stato di 91 giorni. Per la maggior parte dei pazienti, la TMS è stata risomministrata settimanalmente, poi mensilmente, durante il follow-up. La diminuzione della frequenza delle sessioni di rTMS non è stata accompagnata da un aumento delle ricadute nell’uso di cocaina. La frequenza media dell’uso di cocaina era <1-0 giorno/mese (mediana 0), mentre gli eventi avversi gravi legati alla rTMS erano poco frequenti, coerentemente con i rapporti pubblicati da studi più piccoli.

Conclusioni: Questo è il primo studio di follow-up per dimostrare che il trattamento rTMS è accompagnato da riduzioni di lunga durata nel consumo di cocaina in una grande coorte di pazienti.


La dipendenza da cocaina : quando è il cervello biologico che comanda

Dr. Paolo Baroncini
Psichiatra esperto nel trattamento delle dipendenze patologiche

La mia ormai pluridecennale esperienza clinica nell’ambito delle dipendenze patologiche mi ha portato a constatare che fra tutte le dipendenze patologiche da sostanze (eroina, cannabinoidi, cocaina, alcool, allucinogeni, benzodiazepine, etc.), quella da cocaina è senza dubbio la più difficile da curare. Infatti, oltre alle fragilità psicologiche individuali (finanche psichiatriche) che portano la persona alla condotta di abuso o di dipendenza (e che certamente meritano di essere affrontate in ambito trattamentale), nella cocaina le alterazioni neurobiologiche a livello cerebrale (quindi organiche) prendono nel giro di pochissimo tempo la netta prevalenza rispetto a quelle psicologiche, facendole di fatto diventare secondarie.  In un noto esperimento, un topolino in gabbia, spinto ad assumere cibo o cocaina premendo l’una o l’altra leva, nel giro di pochissimo tempo arrivava a premere sempre la leva della cocaina sino a morirne. E certamente il povero topolino non aveva sofferto di problematiche psicologiche consce od inconsce nella sua infanzia e certamente non sarebbe mai diventato cocainomane se noi non l’avessimo forzatamente indotto ad assumerla.  Questo spiega anche il perchè il “craving”, cioè il desiderio impellente di assumere quella sostanza, è per la cocaina maggiore rispetto a tutte le altre sostanze.  Ed ecco perché un approccio esclusivamente psicologico/psicoterapeutico spesso fallisce: nella dipendenza da cocaina sembra infatti più che mai che a decidere sia il cervello biologico, non la mente, non la volontà, non la cura della fragilità psicologica sottostante.  Il paziente in altre parole è come fosse letteralmente sopraffatto dal suo cervello biologico. Tali alterazioni a livello biologico cerebrale, fra l’altro, grazie alle moderne tecniche di neuroimaging, si è visto che perdurano per lunghissimo tempo (anche mesi) dalla non assunzione.  Purtroppo, in un approccio terapeutico prettamente biologico, i farmaci allo stato attuale non riescono ad agire, se non molto blandamente, sul craving o a svolgere funzione di “sostitutivo terapeutico”, come ad esempio avviene con il metadone per l’eroina.  Gli psicofarmaci vengono infatti perlopiù utilizzati per ridurre la sintomatologia psicologica/comportamentale secondaria all’astinenza (ansia, agitazione, insonnia, irritabilità, depressione) o per ridurre le crisi anche gravi di tipo psicotico (paranoideo) nell’ intossicazione acuta, con il rischio però a loro volta di aggiungere una ulteriore dipendenza (da benzodiazepine ad esempio). Ecco quindi che le nuove tecniche di neuromodulazione (in particolare la Stimolazione Magnetica Transcranica) sembrano poter aprire uno spiraglio nel trattamento di questa terribile malattia. Tali tecniche infatti agiscono direttamente, in forma non invasiva e senza il rischio di creare una nuova dipendenza a livello biologico cerebrale (recettoriale) aggirando così, si potrebbe dire, la mente del paziente (ormai totalmente schiavo della sostanza e spesso quindi privo, suo malgrado, di quella forza di volontà necessaria almeno in un primo tempo a contrastare il craving). E’ infine certamente vero poi che associare tali tecniche di neuromodulazione alla psicoterapia e se necessario in certe fasi anche agli psicofarmaci, non può che potenziarne gli effetti terapeutici reciproci.



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